Amianto: parola al prof. Renato Sinno

L'amianto è una delle problematiche più difficili da affrontare del nostro secolo, in quanto le autorità spesso ignorano la gravità della situazione e l'opinione pubblica sa sempre troppo poco a riguardo.

Sia a livello mediatico sia a livello politico il tema sembra quasi un tabù da seppellire dietro alla coscienza morale di chi ci governa malamente.

Abbiamo parlato del maledetto agente killer con il Professor Renato Sinno, (classe 1924) già docente di mineralogia Università di Napoli Federico II, che da tantissimi anni si occupa di problemi ambientali, privilegiando le problematiche dell’amianto e radioattività.

 

Dal 2009 il Professore fa parte del comitato Scientifico dell’ONA (Osservatorio Nazionale amianto).

Professore, in materia amianto cosa si poteva fare e cosa non si è fatto?

 

Perché siamo così in ritardo con le bonifiche, dato che la legge n. 257 che bandisce l’amianto risale al 1992?

 Partiamo dal: “cosa non si è fatto”. Nonostante le ASL abbiano dimostrato che laddove sono state alloggiate le industrie di Eternit (soprattutto nella zona fra Napoli e Bagnoli) il tasso di tumori sia veramente alto, non ci sono state ad oggi risposte concrete da parte dello Stato.

“Cosa si è fatto e cosa si poteva fare”? Poco, malgrado gli allarmi provocati, ripeto...non da allarmisti, ma dalle Asl e dagli Istituti dei tumori circa il trend vorticoso verso l’alto dei tumori a causa dell’ambiente, in particolare riguardo alle polveri sottili ed all’amianto, minerale le cui particelle minute possono agire in maniera negativa anche dopo 40 anni.

Non dico altro, perché non sono un oncologo, resto però molto perplesso per il fatto che la scienza, molto avanti sull’argomento, non sia ancora riuscita a definire il comportamento e l’azione chimica degli elementi contenuti nella molecola di amianto, cioè principalmente magnesio e silicio, che impediscono la risposta dei geni antitumorali presenti nella cellula.

L’unico segnale positivo, secondo quanto conosco dopo tanti anni di lotta, è avvenuto dalla risposta dell’allora Ministro della Salute Renato Balduzzi, che a suo tempo presentò a Casale Monferrato (la città bianca dell’amianto), anche a nome dei Ministri Fornero e Clini la situazione precisa sullo stato dello smaltimento, presentando “il Piano Nazionale amianto”, (anno 2013),  facendo conoscere cifre precise sullo stato dell’arte che riporto testualmente “luoghi sentiti come pericolosi : 34.000; luoghi di prima pericolosità: 373; quantità di amianto smaltito al 2009: 379mila tonnellate; quantità di amianto ancora da smaltire: 32milioni di tonnellate, quantità calcolata ancora da smaltire 99%”.

Con un calcolo semplice, tenendo presente la quantità di amianto smaltita e quella da smaltire, in funzione della velocità con cui si è proceduto almeno fino al 2013, per “l’inertizzazione” totale del pericoloso agente tossico occorrerebbero circa 85 anni. Non penso si debba aggiungere altro.

Il piano venne presentato al Consiglio europeo dei Ministri della Salute, purtroppo alle parole non seguirono i fatti e quando cadde il governo il tema non venne più affrontato.

A suscitare ulteriore pessimismo fu anche qualche sentenza della Cassazione, che ha falciato attraverso la prescrizione i danni da sostanze tossiche a titolo di disastro ambientale - siano esse sole o accompagnate a quelle per i reati contro la persona.

Poiché la latenza delle malattie da esposizione alla fibra d’amianto è lunghissima, si muore, ahimè sempre più spesso senza ottenere alcun riconoscimento.

 

“Cosa si potrebbe fare”. Per quanto riguarda le azioni da fare, voglio precisare che l’Università di Modena, Napoli e Torino hanno brevettato una serie di processi in grado di trasformare le fibre di amianto, rendendole inerti e riutilizzabili nel ciclo produttivo.

Bisognerebbe richiedere l’analisi dei brevetti per vedere se si può fare un’intervento originale. In questo caso servirebbe un “piano di fattibilità” per vedere se i brevetti si possono attuare ed applicare su grandi quantità di amianto.

 

Con le bonifiche siamo in ritardo per ovvi motivi economici...

Lei ha menzionato l’incontro a Casale Monferrato alla presenza di Clini, Fornero e Balduzzi. In quell’occasione venne presentata una mappatura sulla presenza di amianto in Italia assai discutibile, visto che mancavano all’appello Lazio, Campania e Basilicata. Mi conferma che qualcosa è cambiato successivamente?

 

 

 

Si, almeno sulla carta, anche se i dati sono tuttora sottostimati.

 

Lei ha studiato la genesi dei minerali: quanto ha contribuito l’amianto (in greco amiantos), ovvero incorruttibile, inestinguibile, nello sviluppo dell’economia e dell’industrializzazione del nostro Paese e quanto danni ha fatto?

 

L'amianto è un minerale naturale di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. Si ottiene a seguito di un'attività estrattiva. La sua composizione chimica è variabile ed è costituita appunto da fasci di fibre molto fini, tanto che in un centimetro lineare si possono allineare fianco a fianco 335.000 fibrille di amianto paragonato alla quantità di 250 capelli per il solito spazio di un centimetro.

Fino a quando non si sapeva nulla della tossicità delle fibre e dei lunghi tempi di latenza, l’Eternit ha rappresentato una svolta dal punto di vista economico, grazie ai suoi numerosi impieghi in quasi tutti i settori: è infatti un materiale ignifugo, resistentissimo, utilizzato come rivestimento, materiale isolante, fonoassorbente ecc. 

A Casale Monferrato, (la cui attività produttiva inizio nel 1907 e cessò nel 1986 n.d.r)  ha sicuramente decretato un’impennata dell’economia, ma i danni che ha provocato all’ecologia, all’ambiente e alla salute sono incalcolabili, anche perché, vista la sottigliezza dei filamenti, basta un granello di amianto per generare un tumore, come è stato dimostrato. Purtroppo ancora ci sono tonnellate di amianto nel nostro suolo.

 

O salviamo l’ambiente e l’uomo o diamo retta all’economia e moriamo tutti…

Parlava dei brevetti per lo smaltimento dell’amianto, che purtroppo non vengono presi in debita considerazione. Attualmente l’amianto viene sotterrato o accatastato.

Si tratta di provvedimenti sicuri?

 

Sotterrarlo o accatastarlo è una scelta pericolosa, perché la fibra si può disperdere facilmente.

 

Perché non si è tenuto conto dei risultati delle università italiane che hanno sperimentato metodologie meno costose dell’amianto?

 

Evidentemente è una questione economica, eppure il campo medico, come ho spiegato qualche right più su, è impressionato dal trend dei tumori legati alle patologie asbesto correlate.

 

Perché nonostante le leggi, anche antecedenti al 1992,  (come la legge 12 aprile 1943, sull’estensione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali alla silicosi e all’asbestosi, attestante la pericolosità della fibra) non è stata fatta alcuna bonifica?

 

Purtroppo è un tema che non piace alla politica, fortunatamente l’ONA sta conducendo una campagna mediatica davvero forte, attraverso l’organizzazione di una serie di convegni e grazie alla caparbietà dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente delle’Osservatorio. Speriamo che si muova qualcosa o qualche coscienza…

 

Allora parliamo di colpe o responsabilità della politica? Cosa dovrebbero fare i nostri legislatori?

 

 

Dovrebbero interpellare degli esperti validi e portare soldi.

Sull’amianto hanno scritto cose vere e cose non vere, cosa ci può dire in qualità di esperto, visto che le formule chimiche sono internazionali ed infallibili?

 

L’amianto è un minerale che si forma nella mesozona e si presenta sotto forma fibrosa.

Non è pericoloso solo per le patologie, ma anche per l’impatto ambientale. I minerali di silice sono pericolosi, radioattivi, tossici.

 

Che fine hanno fatto gli svizzeri che hanno scoperto l’amianto in Italia?

 

Si sono arricchiti alle spalle di chi ci ha lasciato la pelle.

 

L’amianto è un problema solo italiano?

 

No. E’ un problema anche Europeo (attualmente in 15 paesi l’amianto non è stato bandito e muoiono almeno 15mila tonnellate n.d.r).

In seguito a questa interessantissima intervista, abbiamo acquisito sicuramente un quadro più nitido della situazione amianto.

Grazie soprattutto ad un esperto come il Dott. Sinno, siamo riusciti a renderci conto che la problematica amianto è affrontata dalle autorità in maniera superficiale, mentre l'opinione pubblica ignora quasi la gravità della situazione.

I rischi non riguardano solo per la salute umana ma anche per l'ambiente che ci circonda.

Sappiamo le gravi patologie asbesto correlate che mettono a dura prova la vita di chi è stato esposto a fibre di amianto: mesotelioma, mesotelioma pleurico, asbestosi, cancro polmonare e placche pleuriche.

Ma l'amianto può nuocere anche all'ambiente circostante dando vita così ad un disastro ambientale che sarà molto più difficile combattere.

Per qualsiasi informazione o per ricevere assistenza, è possibile consultare la pagina del nostro Sportello Nazionale Amianto, oppure contattare il nostro numero verde gratuito: 800 034 294.

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