Tumore alle ovaie: assistenza medica e tutela legale

Il tumore alle ovaie è la neoplasia che causa la crescita di cellule all'interno delle ovaie. Queste ultime, sono ghiandole riproduttive femminili, situate nei lati dell'utero (parte bassa dell'addome). L'ONA ha fatto emergere come questa neoplasia che colpisce l'ovaio possa esserecausata anche da esposizione ad amianto e talco contaminato da fibre di amianto. 

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Le vittime di tumore delle ovaie per malattia asbesto-correlata hanno diritto all'indennizzo INAIL. Ottenuto il riconoscimento di malattia professionale, le vittime hanno diritto ai c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto, per il prepensionamento. Si anticipa il diritto a pensione per il 50% dell'esposizione ad amianto (art. 13, co. 7, L. 257/92). Coloro che sono già in pensione hanno diritto alla rivalutazione delle prestazioni pensionistiche.

Tumore alle ovaie: assistenza medica e tutela legale

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Le ovaie: che cosa sono e a che cosa servono

Le ovaie sono due organi di circa tre centimetri di diametro (ovaia o ovaio) posizionati una a destra e una a sinistra dell'utero (posizione ovaie). Sono connesse all'utero attraverso le tube e producono ormoni sessuali femminili e ovociti (cellule riproduttive femminili). Tant'è vero che ogni mese (nel periodo fertile della donna e quando non in stato di gravidanza) producono un ovocita che si muove verso l'utero per essere fecondato. Quindi, il cancro dell'ovaio è legato alla proliferazione incontrollata delle sue cellule. La maggior parte delle volte si tratta di cellule epiteliali, ma può colpire anche le cellule germinali. 

Nel caso in cui i benefici amianto non fossero sufficienti per poter maturare il diritto a pensione, si ha diritto alla c.d. pensione inabilità amianto. Segui le linee guida dell'ONA per ottenere la tutela dei tuoi diritti. Proseguendo nella lettura di questa pagina, potrai avere tutte le informazioni utili, sia per la tutela medica che per quella legale.

Tumore delle ovaie: i cancerogeni che lo provocano

Ci sono diverse fonti di rischio per l'insorgenza delle neoplasie delle ovaie. Tra queste, va rimarcato l'asbesto, che è sinonimo di amianto, le radiazioni ionizzanti, i corpi a base di polvere di talco, tanto più, se contaminati da fibre di asbesto. Inoltre, anche il fumo di tabacco e gli estrogeni per la terapia della menopausa, sono tra gli agenti causali di questa neoplasia.

Lo stesso IARC, nell'ultima sua monografia, fa riferimento alle fibre di amianto e al talco.

Lo stesso INAIL, nelle tabelle delle malattie professionali, fa riferimento a questi cancerogeni, così, nella lista I:

  • Asbesto;
  • Estrogeni per la terapia della menopausa;
  • Fumo di tabacco;

Inoltre, nella lista II dell'INAIL, sono collocati:

  • Radiazioni X e gamma;
  • Corpo a base di polvere di talco;

L'inserimento nella lista dell'INAIL è molto importante perché conferma la loro effettiva lesività, e costituisce il presupposto per la tutela giuridica delle vittime di tumore delle ovaie. Quindi, tutte quelle lavoratrici che, per motivi occupazionali, sono state esposte a tali agenti cancerogeni, debbono, prima di tutto, essere sottoposte a sorveglianza sanitaria. In questo modo, ove ci fosse l'inizio di insorgenza della neoplasia, si potrà agire tempestivamente e, quindi, in modo più efficace. In più, si potrà accedere, oltre all'indennizzo INAIL, anche, nel caso di patologia asbesto correlata, al prepensionamento. In ogni caso, al risarcimento dei danni. Le cause cancro alle ovaie sono diverse: prima di tutto c'è l'esposizione a polveri e fibre di amianto e ad altri agenti tossici, patogeni e cancerogeni, e poi cause genetiche o legate allo stile di vita (obesità, fumo, assenza di esercizio fisico). 

Tumore alle ovaie e talco cancerogeno

Le alterazioni dei geni Brca 1 e Brca 2 di origine ereditaria possono causare una predisposizione allo sviluppo del cancro ovarico 39/46% di probabilità in caso di mutazione del gene Brca 1, 10/27% nel caso di mutazione del gene Brca 2). In questo caso è fondamentale sottoporsi a sorveglianza sanitaria periodica. Le alterazioni sistema endocrino (ovulazioni ripetute) possono portare a un maggiore rischio di contrarre il cancro alle ovaie. Una sentenza negli Stati Uniti ha condannato una nota azienda produttrice di talco a risarcire per ben 72 milioni di dollari parenti di una donna deceduta per cancro ovaia per non aver adeguatamente informato i consumatori sul fatto che l'uso prolungato di prodotti per l'igiene a base di talco (in particolare se usato a livello inguinale o, come si faceva fino a qualche anno fa, per mantenere asciutti i diaframmi contraccettivi in lattice di gomma) comporterebbe un aumento del rischio di tumore alle ovaie e che il talco è "potenzialmente carcinogeno".  Nella maggior parte dei casi non si nota alcuna relazione tra uso di talco e aumento del rischio: in nessuno studio è stata notata una relazione tra uso di talco a livello inguinale (o addirittura all'interno della vagina) e aumento del rischio, né è stata individuata una relazione tra durata del consumo di talco e frequenza della malattia (relazione invece quasi sempre esistente nel caso dei carcinogeni, come per esempio l'amianto o asbesto). Ad ogni modo, come precauzione, gli esperti consigliano di evitare l'uso del talco a livello inguinale o genitale. 

Lo IARC, nell'ultima sua monografia sull'asbesto, ha riconosciuto che l'amianto è agente eziologico in grado di provocare il cancro alle ovaie “There is sufficient evidence in humans for the carcinogenicity of all forms of asbestos [...] Asbestos causes mesothelioma and cancer of the [...] ovary”

Tumore alle ovaie: le lavorazioni a rischio

Ciò era stato già anticipato dal 1982 diversi studiosi (Wignall and Fox e Acheson et al., e poi Newhouse et al. nel 1985 e nel 2009 Reid et al.) hanno dimostrato che l'amianto (e in parte il talco). Infatti, in questi casi, è stato riscontrato un aumento di neoplasie. In particolare, tra donne indennizzate per asbestosi (Germani et al., 1999). In particolare nel settore tessile (Pira et al., 2005), e produzione di cemento amianto (Magnani et al., 2008), e nel settore tipografico. 

Ciò perché è dimostrato che le rotative avevano presenza di amianto, tant'è vero che c'è un ulteriore, più elevata incidenza, anche di mesoteliomi.

Infatti, nel sito www.asbesto.com: “Machine Operatives - Mesothelioma Risks Machine operatives were exposed to asbestos in a variety of ways. Machine operative is a general term used for anyone who operates machinery. Asbestos, because it was commonly used as as insulator, was often found in various types of machinery, and in fact, was one of the most widely used products of the industrial age. The insulating abilities of asbestos made it the perfect material to line brakes, cables and other parts of the inner workings of machinery [...] Unfortunately, the clothing and gloves often caused machine operatives to be exposed to asbestos when the protective gear became worn or torn. When this occurred, microscopic asbestos fibers were released into the air, where they could be inhaled or ingested by machine operatives”.

Infatti, nelle macchine operative sono stati utilizzati comunenemente MCA (materiali contenenti amianto) che, usurandosi, liberavano continuamente fibre, e l’impiego di dispositivi di protezione individuale in MCA (guanti, grembiuli, etc.).

Tumore alle ovaie: la monografia IARC

Alla luce dei dati disponibili, lo IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato il talco contaminato da asbesto come carcinogeno per gli esseri umani. La causa della cancerogenicità, però, consiste nell'asbesto e non nel talco, e comunque tale prodotto non è più in commercio da anni. Sulla base della mancanza di dati provenienti da studi condotti con esseri umani e della limitata quantità di dati provenienti in studi condotti con gli animali, lo IARC considera il talco non contaminato da asbesto come "non classificabile tra i carcinogeni umani". Sulla base della scarsa qualità di prove ottenute in studi con esseri umani che hanno collegato il cancro ovarico all'uso di talco, lo IARC considera solo l'uso del talco a livello perineale (cioè genitale o intravaginale) come "possibile carcinogeno per l'uomo" ( gruppo 2B). 

Tumore alle ovaie: i sintomi iniziali e finali

I sintomi tumore ovaie iniziali non sono evidenti (cancro ovaie sintomi / sintomi cancro alle ovaie). Nelle forme più avanzate, tumore alle ovaie sintomi o sintomi cancro ovaie sono: 

  • gonfiore addominale (persistente oppure intermittente)
  • necessità di urinare spesso
  • dolore addominale, pelvico, alla schiena o alle gambe
  • senso di pressione

  • addome gonfio o ingrossato

  • nausea

  • indigestione

  • presenza di gas intestinale

  • costipazione o diarrea

  • dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali)

  • sensazione di stanchezza.

Sintomi cancro ovarico meno comuni.

Tumore ovaie sintomi meno comuni 

  • inappetenza
  • perdite ematiche vaginali (ciclo mestruale abbondante, irregolare, o sanguinamento dopo la menopausa)
  • variazioni delle abitudini intestinali
  • dispnea (difficoltà a respirare)

La diagnosi del cancro alle ovaie

La diagnosi tumore ovaie si ottiene con la visita ginecologica e la palpazione dell'addome. Caratteristiche importanti per la valutazione clinica di una paziente, sono l'età, la consistenza delle ovaie e le dimensioni. La misura di un ovaio normale in età fertile è pari a circa 3,5cm. Tuttavia, in menopausa, l'ovaio tende a subire un'alterazione degenerativa con diminuzione di volume e peso, arrivando ad una misura di circa 2cm. In una donna con menopausa tardiva, invece, misura ancor meno di 2cm. Ciò comporta che, se un ovaio percepibile al tatto in una donna fertile è normale, in una donna in menopausa, invece, vi è la probabilità di tumore dell'ovaio.

Non sempre il tumore alle ovaie è maligno, ma questo non significa che è una condizione che và trascurata. Per ottenere un'accurata diagnosi, è necessario sottoporsi ad ecografia transaddominale o transvaginale, combinata con il marcatore serico CA 125.

Quest'ultimo può risultare elevato in caso di tumori ginecologici e anche in caso di pancreatite e epatopatie croniche. Con i predetti esami vi è una probabilità maggiore di ottenere una diagnosi precoce. Però, non vi è la garanzia dell'efficacia di questi esami tanto da essere estesi come indagini diagnostiche utilizzate per identificare una patologia (screening). Per individuare eventuali metastasi, utili sono anche la TC dell'addome e la risonanza magnetica.  È consigliabile effettuare un'indagine di screening a coloro che, in famiglia, hanno avuto casi di soggetti positivi ai geni BRCA1 e 2. In questo caso, gli accertamenti vanno eseguiti, a partire dai 30/35 anni, ogni sei mesi.

La classificazione dei tumori alle ovaie (OMS)

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha distinto il tumore alle ovaie in primitivo (che si sviluppa nell'ovaio) e secondario (che si sviluppa in un altro punto del corpo e giunge nell'ovaio). Il tumore ovaie si distingue in: 

  • epiteliali (derivanti da un malfunzionamento dell'epitelio, il tessuto che riveste l'ovaio)
  • stromali (che originano in un altro tessuto dell'ovaio) 
  • germinali (provenienti dalle cellule che originano gli ovuli) 

Il cancro ovaie può provocare metastasi a fegato, linfonodi e polmoni. 

Esami per diagnosi e stadiazione del tumore alle ovaie

Nel corso della sorveglianza sanitaria, ovvero del percorso stabilito in caso di sintomatologia, inizialmente, è necessario:

  • esame pelvico o visita ginecologica e palpazione dell'addome. Il medico tiene in considerazione anche l'età della paziente, le dimensioni e la consistenza delle ovaie.

In età fertile, l'ovaio normale è di consistenza solida e misura 3,5 cm, mentre in menopausa diminuisce a 2 cm. Inoltre, in menopausa tardiva è meno di 2 cm. La misura dell'ovaio è quindi un primo segno di una possibile neoplasia. 

  • ecografia transaddominale o transvaginale, spesso in combinazione con dosaggio di CA 125
  • controllo dei marcatori tumorali (CA125, CA19.9, HE4, CE15.3 e CEA) attraverso un prelievo del sangue in caso di quadro ecografico sospetto
  • TC addome e risonanza magnetica. Questi esami sono effettuati per verificare la diffusione del cancro e la presenza di eventuali metastasi.

È importante valutare se il cancro ovarico è circoscritto o se si è già diffuso nella zona pelvica e oltre. A tal fine vengono eseguite una gastroscopia e una colonscopia per escludere una primitività da parte dell’apparato gastrointestinale.

Il carcinoma ovarico può essere diagnosticato in diversi stadi: 

  • I: limitato alle ovaie
  • II: su una o entrambe le ovaie ed esteso anche agli organi pelvici
  • III: su una o entrambe le ovaie, esteso agli organi pelvici e/o con metastasi ai linfonodi adiacenti
  • IV: presenza di metastasi anche a distanza dalla zona delle ovaie (spesso fegato e polmoni)

Tumore alle ovaie: terapia e cura

Le vittime di cancro ovarico possono essere sottoposte a intervento chirurgico. L'entità dell'intervento la cui entità varia secondo lo stadio di malattia e, seppur demolitivo, non sempre dà la certezza che il tumore ovaie non si ripresenti. 

Dopo l'intervento chirurgico, per la cura cancro alle ovaie, si consiglia la  chemioterapia secondo schemi a base di paclitaxel e carboplatino con l’aggiunta di Bevacizumab e/o altri farmaci per le recidive.

La radioterapia non viene quasi mai impiegata nella terapia del carcinoma ovarico se non a scopo palliativo per alcune sedi metastatiche. Sono in corsi studi su altri farmaci biologici per la terapia cancro ovaio in fase avanzata: tra queste gli inibitori di PARP che agiscono sui sistemi di riparazione del DNA e gli immunoterapici.

La gravidanza sembra, invece, essere un fattore protettivo del cancro delle ovaie proprio per la riduzione del numero di ovulazioni. È stato dimostrato che anche l'allattamento prolungato ha un effetto protettivo dal tumore alle ovaie. Alcuni studi hanno mostrato una maggiore incidenza di cancro all'ovaio nelle donne soggette a menarca precoce o menopausa tardiva e una correlazione tra endometriosi e tumore all’ovaio. L’assunzione prolungata della pillola anticoncezionale è stata associata a un minore rischio minore di contrarre cancro alle ovaie. In caso di diagnosi precoce, l'indice di sopravvivenza sale all'85%. Negli stadi avanzati, scende al 25%. (carcinoma ovarico sopravvivenza). Per questo è importante la diagnosi nella fase iniziale, e quindi la sorveglianza sanitaria per le donne che hanno lavorato in esposizione ad amianto.

Tumore alle ovaie: la chirurgia

L’utilizzo della chirurgia, in caso di tumore alle ovaie, dipende dalla estensione della neoplasia. Quindi, si effettuano diverse biopsie in modo tale da stabilire la diffusione della patologia. Se il tumore si presenta solamente a livello dell’ovaio e/o ovaie, l’intervento chirurgico ha lo scopo di rimuovere la massa tumorale. Per tali motivi, dunque, si effettua la c.d. omentectomia, cioè l’asportazione dell’omento e numerose biopsie del peritoneo, dei linfonodi pelvici ed, infine, nell’addome.

In caso di insorgenza di tumore alle ovaie in donne ancora desiderose di avere figli, si propone sempre un intervento conservativo, in modo tale da preservare almeno un ovaio con l’utero e la tuba. Invece, nei casi in cui il tumore si fosse esteso già fino all’addome, l’intervento chirurgico ha sempre il fine di asportare tutta la massa tumorale.  Per l’ottenimento di tale risultato è, quindi, necessario un intervento complesso e, per tali ragioni, non tutte le pazienti possono esservi sottoposte.

L’intervento avviene mediante l’incisione verticale sull’addome e, solitamente, prevede: la c.d. annessiectomia bilaterale, procedimento che consiste nel rimuovere le tube, le ovaie. Inoltre, l’isterectomia totale, che consiste nella rimozione dell’utero e della cervice.

In ogni caso, è fondamentale l’esecuzione delle c.d. biopsie multiple, e anche l’asportazione dei noduli sospetti. Inoltre, è fondamentale la resezione dei linfonodi coinvolti. In questo modo, si estirpa completamente tutto quello che c’è della malattia, in molti casi, anche di una parte dell’intestino.

Questo è fondamentale per bloccare il rischio di impedire la defecazione. Il chirurgo deve, quindi, togliere una parte dell’ansa intestinale se infiltrata dal cancro e, quindi, riunire le due estremità. Ci può essere anche la colostomia o l’ileostomia con deviazione delle feci all’esterno sulla base delle condizioni del paziente, e per proteggere la sutura tra i due tratti di colon.

Decorso post-operatorio ed eventuale ripetizione

In molti casi, purtroppo, si assiste a una ripetizione di malattia. Si chiama recidiva, e anche in questo caso, deve essere asportata. In questi casi, però, giova la valutazione dell’asportabilità completa o meno, oppure, se ci sono dei sintomi.

Successivamente all’intervento chirurgico, c’è la fase della convalescenza. Ci si potrà alzare e camminare. Se a letto, sarà necessaria l’assistenza con esercizi regolari delle gambe e di respirazione. In più, subito dopo il ritorno nel reparto, ci si alimenterà con infusione in endovena di liquidi e sali minerali. Dopo di che, si riprenderà l’alimentazione ordinaria. L’operazione chirurgica, di solito, non ha complicanze. La ferita di estende da sopra il pube fino all’ombelico, ed è chiusa con sutura e protetta da bende.

La zona tutta intorno è gonfia, però, questo scompare dopo qualche settimana. In alcuni casi, è necessario il drenaggio. Però, anche qui, la questione si risolve. I punti sono tolti dopo circa 7 giorni.

Dopo l’intervento chirurgico si accusa dolore alla ferita per circa 7 giorni, e certe volte sono necessari dei farmaci analgesici.

 

Solitamente, dopo 4/10 giorni, è possibile fare il ritorno a casa. I punti, possono essere rimossi anche dopo, con una sessione di day hospital.

Epidemiologia e diffusione del tumore alle ovaie

Come riportato nella pubblicazione "I numeri del cancro in Italia", redatto dall'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e dall'Associazione Italiana Registro Tumori (Airtum), sono registrati circa 4.900 casi ogni anno di tumore alle ovaie in Italia e sono circa 30.000 le donne attualmente in trattamento. Il cancro ovaie rappresenta circa il 30% dei tumori maligni dell’apparato genitale femminile ed è al 10° posto tra tutti i tumori nelle donne.

Si stima che in Italia siano almeno 40.000 le donne affette da tumore alle ovaie, con un indice di sopravvivenza del 45% (tumore alle ovaie sopravvivenza - carcinoma ovarico sopravvivenza). Il picco di incidenza del cancro alle ovaie si ha tra i 50 e i 60 anni, dunque in donne in età peri o postmenopausale. Tuttavia alcuni tipi di cancro ovaio si manifestano in donne più giovani, spesso nei casi di familiarità con il cancro ovaie (donne con madre, sorella o figlia affette da un tumore dell'ovaio, della mammella o dell’utero).

Il tipo di tumore ovaio più diffuso è quello epiteliale. Può presentarsi in forma benigna o maligna e rappresenta il 50% delle neoplasie che colpiscono l’ovaio, con maggiore incidenza in donne tra i 55 e i 65 anni.

I tumori stromali sono più rari (4% dei tumori maligni), così come i tumori germinali (5%). I tumori germinali si manifestano soprattutto in giovane età (il disgerminoma ovarico colpisce quasi sempre bambine o adolescenti). 

Tumore alle ovaie nel settore tipografico

Una delle maggiori condizioni di rischio riscontrata su base epidemiologica, è proprio quella dell'attività tipografica. Così, il Dipartimento Medicina Interna e Medicina Pubblica Sezione Medicina Lavoro Ramazzini e il Dipartimento Anatomia Patologica Università di Bari. Infatti, gli studiosi Marina Musti, Tommaso Massaro, Domenica Cavone, Armando Pinca, Gabriella Martina, Maria Antonietta Grimaldi, Antonio Baldassarre, Gabriella Serio e Leonardo Resta, hanno accertato questo rischio.

Così in ‘Esposizione ad amianto e rischio di insorgenza di mesotelioma primitivo dell’ovaio', risulta che dalla metanalisi del 1999, la mortalità di dodici donne per carcinoma ovarico (industria tipografica russa).

Infatti 12 donne erano addette alla rilegatura dei testi ed esposte a talco contaminato da amianto. Un eccesso di tumori ovarici rispetto agli attesi è stato riscontrato in diversi studi condotti su soggetti occupati in fabbriche di cemento-amianto. Nel 2000 Attanoos e Gibbs analizzano 7 casi di tumore primitivo delle gonadi maschili e femminili. Quattro di questi sono tumori primitivi dell’ovaio, dei quali tre mesoteliomi. Tra questi ultimi per due pazienti è stata accertata l’esposizione ad amianto”. 

Così, nello studio caso-controllo (Langseth 2007 - settore tipografico in Novergia), sono emerse le fibre nel tessuto ovarico, anche quello sano, così in 46 donne affette da cancro ovaie. 

Assistenza legale tumore alle ovaie

L'ONA offre assistenza medica gratuita per perseguire l'obiettivo della prevenzione secondaria, con la diagnosi precoce del cancro alla ovaie per ottenere le più efficaci e tempestive cure e quindi ottenere maggiori chance di sopravvivenza e di guarigione. In più, l'ONA assicura il servizio di assistenza legale in favore delle vittime e dei loro familiari.

Infatti, come già evidenziato, chi è esposto ad asbesto, fumo di tabacco, estrogeni per la terapia della menopausa e, ancora, radiazioni X e gamma e corpi a base di polvere di talco,è a forte rischio di insorgenza di questa neoplasia, che può essere anche mortale. Evidentemente, debbono essere distinti quelli della lista I (asbesto; estrogeni per la terapia della menopausa e fumo di tabacco), dagli altri (radiazioni X e gamma e corpi a base di polvere di talco), perché, per i primi, vi è la presunzione legale di origine. In buona sostanza, il nesso causale, per ciò stesso, si presume, e sulla lavoratrice, grava solo l'onere della prova della presenza dell'agente eziologico.

Per gli altri, la tutela legale è più complessa.

Indennizzo INAIL tumore alle ovaie

Come già specificato, per quanto riguarda le lavoratrici esposte ad amianto, in caso di tumore delle ovaie, sussiste il diritto all'indennizzo INAIL. Infatti, essendo il tumore dell'ovaio inserito nella lista I per quanto riguarda l'asbesto, è sufficiente provare la presenza di questi minerali anche per esposizione ambientale, per ottenere la tutela.

In questo caso, il medico del lavoro, ottenuta conferma della presenza dell'asbesto, ovvero della manipolazione o esposizione indiretta, deve redigere il certificato di malattia professionale. In questo caso, si attiva il percorso di tutela, con la domanda di indennizzo INAIL. Tra le prestazioni, occorre distinguere, in base all'entità del danno biologico tumore alle ovaie: 

  • inferiore al 6%: l'INAIL non indennizza il danno biologico, il datore di lavoro è obbligato al risarcimento danni causati dall'esposizione professionale ad amianto (Cass. sez. lav., n. 2491/2008)
  • dal 6% al 15%: il datore di lavoro risarcisce i danni differenziali e morali (esistenziali e patrimoniali)
  • a partire dal 16%: l'INAIL indennizza il danno biologico e il danno patrimoniale da diminuite capacità di lavoro, il datore di lavoro risarcisce solo i danni differenziali e complementari

In caso di rigetto, ovvero di una definizione non soddisfacente, la lavoratrice esposta amianto tumore ovaie, può ricorrere in via amministrativa (art. 104 d.p.r. 1124/1965). L'ente fissa la visita collegiale, nel corso della quale, la vittima può chiedere l'assistenza medico legale ONA. In caso di ulteriore esito insoddisfacente, il medico di parte potrà concludere in modo difforme e, in questo caso, si avvia il percorso giudiziario, con il deposito del ricorso al Giudice del Lavoro.

Nel caso in cui la malattia professionale sia asbesto correlata e, cioè, riconducibile all'esposizione professionale ai minerali di asbesto, sono dovute ulteriori prestazioni. In primo luogo, quelle aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, pari al 20% dell'entità della rendita percepita, e poi, i c.d. benefici contributivi amianto.

Benefici contributivi amianto e prepensionamento

In modo particolare, se la neoplasia delle ovaie sia riconducibile all'esposizione occupazionale ad amianto, sussiste il diritto alla rivalutazione contributiva con il coefficiente 1,5, che è utile a maturare anticipatamente il diritto a pensione. In più, anche alla rivalutazione della contribuzione e, quindi, alla ricostituzione della posizione previdenziale, con un valore superiore del 50%. Ciò è stabilito dall'art. 13, co. 7, L. 257/1992.

In più, l'ONA assiste i lavoratori esposti amianto vittime di cancro alle ovaie per la tutela dei loro diritti (prevenzione terziaria), anche per il prepensionamento amianto. Infatti, nei casi in cui, pur con le maggiorazioni del 50%, non dovesse essere maturato il diritto a pensione, entro il prossimo 31.03.2021, può essere depositata all'INPS la domanda di pensione. Si tratta, infatti, della domanda di pensione invalidità amianto tumore alle ovaie. Infatti, l’art. 41-bis della legge 58 del 2019 ha ampliato la tutela dei lavoratori vittime di patologie asbesto-correlate con i commi 250-bis e 250-ter all’art. 1 della L. n. 232/2016. Così che viene a cadere l'originario limite di questa normativa introdotta grazie all'impegno dell'Avv. Ezio Bonanni. Quindi, tutti coloro che hanno subito il danno biologico malattia asbesto correlata, oltre all'accredito delle maggiorazioni contributive dell'art. 13, co. 7, L. 257/1992, possono ora accedere alla pensione invalidità malattia amianto, anche con il tumore alle ovaie. Con la circolare INPS n. 34 del 2020 sono state dettate le norme regolamentari per poter permettere a tutte le vittime di malattie asbesto correlate, di poter usufruire della pensione invalidità amianto. 

Tumore alle ovaie: risarcimento dei danni

Il tumore alle ovaie provoca, innanzitutto, un danno biologico e, in alcuni casi, purtroppo, anche la morte. Per questi motivi, come, più volte, ribadito, l'ONA e l'Avv. Ezio Bonanni insistono, ormai da tempo, sulla prevenzione primaria. Infatti, solo evitando l'esposizione ai cancerogeni si può preservare l'integrità della salute, e, quindi, il totale benessere, che è anche la serenità.

Le fibre di amianto, attraverso il flusso sanguigno e il sistema linfatico, giungono alle ovaie. Si provoca, così, l’infiammazione, e poi il cancro. Agiscono anche con potenziamento e sinergismo di altri cancerogeni. Poiché anche il cancro delle ovaie risponde alla legge scientifica della teoria multistadio della cancerogenesi, evidentemente, è importante anche l’entità dell’esposizione.

In questo contesto, mentre l’INAIL deve indennizzare, con riferimento al sistema delle tabelle, per il risarcimento del danno, occorre dimostrare la responsabilità del datore di lavoro. Infatti, l’INAIL indennizza il danno biologico e, raggiunto il 16%, anche parte di quello patrimoniale. Invece, la vittima ha diritto al risarcimento integrale di tutti i pregiudizi.

L’indennizzo INAIL si scomputa per poste omogenee, rispetto al maggior importo dovuto sia per i danni indennizzanti che quelli che sono esclusi dalla tutela INAIL. In altre parole, in caso di tumore alle ovaie, la vittima ha diritto al differenziale del danno biologico e del danno patrimoniale e all’integrale risarcimento dei danni morali ed esistenziali.

I profili di responsabilità per tumore alle ovaie

Il datore di lavoro aveva l’obbligo giuridico, anche prima dell’entrata in vigore della L. 257/1992, di evitare l’esposizione ad amianto. Infatti, la lesività delle fibre di amianto, è conosciuta sin da epoca risalente e, quindi, l’obbligo di tutela della salute, ai sensi degli artt. 2087 c.c. e 32 Cost.. Così Cass., IV Sez. pen., n. 49215/2012. In più, la responsabilità sussiste, e quindi, l’obbligo di risarcimento, a prescindere dai limiti di soglia (Cass., Sez. lav., sentenza n. 4721/1998; Cass., IV Sez. pen., sentenza n. 5117/2007).

I danni risarcibili e la loro quantificazione

In caso di tumore delle ovaie di origine professionale, sono risarcibili i seguenti danni:

  • biologico (lesione dell'integrità psicofisica);
  • morale (sofferenza fisica ed interiore della vittima);
  • esistenziale (modificazione peggiorativa del programma di vita della vittima).
  • pregiudizio patrimoniale

Come già anticipato, le somme percepite a titolo di indennizzo INAIL, devono essere scomputate per poste omogenee.

La prova dei danni per tumore delle ovaie

Sotto questo punto di vista, la giurisprudenza ha chiarito che i danni debbono essere dedotti e dimostrati. Lo ha ribadito anche la giurisprudenza, c.d. San Martino 2. Infatti, il principio della deduzione, è molto importante. Ciò anche per il danno patrimoniale, oltre a quello morale ed esistenziale. In altre parole, se si deduce il danno biologico, dimostrandolo con le cartelle cliniche e con le certificazioni, su base presuntiva, si dimostra anche la sofferenza e la modificazione della qualità della vita della vittima.

Tuttavia, ciò può non essere sufficiente. Infatti, occorre specificare in che cosa consista la sofferenza fisica e morale (pregiudizio morale). In più, l’impatto che la malattia ha avuto sulla vittima e il rapporto con i familiari.

In altre parole, il danno può essere personalizzato anche per l’entità del pregiudizio patrimoniale. Tuttavia, deve essere adeguato, con riferimento, oltre al danno biologico, con le altre voci di danno (Cass., Civ., III sez., 11 novembre 2019, n. 28988).

In ogni caso, il criterio è sempre quello equitativo. Rileva, in modo fondamentale, la specificità delle deduzioni e la prova che si riesce a fornire, già con i documenti allegati e, poi, in corso di causa.

Tumore alle ovaie in caso di decesso

In caso di decesso, è possibile promuovere l'azione di risarcimento per gli eredi anche in sede civile, in un unico giudizio, come chiarito da Cass. Sez. Lav. 18503/2016. In egual modo, sulla base di Cass., Civ., III sez., 11 novembre 2019 n. 28989, anche il danno dei familiari iure proprio deve essere risarcito.

Oggetto dell’azione di risarcimento dei danni: 

  • iure hereditario: somme maturate dal lavoratore defunto;
  • iure proprio: pregiudizi stabiliti direttamente dai famigliari della vittima, sia nel corso della malattia che in seguito al decesso. Danni che riguardano anche la perdita del rapporto parentale, tutelata dalle norme artt. 29, 30, 31 della Costituzione. 

Anche nel caso di separazione dei giudizi, comunque sia, si ottengono i risarcimenti per tutti i profili di danno. In particolare, rilevano anche quelli iure proprio. Infatti, in seguito alla scomparsa di un proprio caro, viene meno, oltre alla fonte di reddito, anche il sostegno fisico e morale.

In più, anche la perdita di un rapporto affettivo e di ulteriori sofferenze fisiche e morali. Questi pregiudizi debbono essere integralmente risarciti ai familiari.

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