Come trasformare il problema amianto in risorsa.


“L'ONA Onlus, come avete potuto constatare, ha fatto un percorso, ha camminato per anni, con tenacia e coraggio, per i sentieri impervi della lotta al crimine industriale e finanziario. Ha lottato contro la latitanza della scienza ufficiale e delle istituzioni sanitarie pubbliche rispetto all'aggressione mortale di un elemento, sì naturale, ma che fu portato dall’industria all’inizio inconsapevolmente e in seguito criminosamente, in modo massiccio  e diffuso, a contatto con la popolazione, spacciandolo per inerte e non dannoso, fino a  essere presente ancor oggi, in una grandissima varietà di prodotti e forme, troppo vicine alle nostre case, ai nostri polmoni, ai nostri visceri indifesi. L'ONA Onlus ha lottato tenacemente nelle piazze, nei Tribunali e nei Ministeri perché all'amianto accumulato nei decenni inconsapevolmente e consapevolmente, non fosse consentito aggiungerne altro, ancora prodotto o tollerato in molte parti del mondo, laddove una coraggiosa ONA Onlus  non ha agito o potuto agire. L'ONA Onlus ha lottato, senza dare quartiere, contro coloro che hanno tentato di sminuire, fino a ieri, i risultati scientifici che dimostravano la pericolosità dell'Amianto in tutte le sue forme commerciali. L'ONA Onlus  si è fatto carico della stimolazione, per via giudiziaria, dell'interdizione continua di quanti ancora avvelenano le nostre vite e non provvedono, laddove si possa provvedere con ogni urgenza, a contenere ed eliminare il rischio per noi, i nostri figli e nipoti. L'ONA Onlus si è fatto carico del sostegno concreto a quanti sono stati colpiti dal male procurato dall'Amianto, stimolando il SSN ad assisterli e la Previdenza a risarcirli. Diecimila coraggiosi, determinati, ma non disperati, sono stati una forza che ha scardinato resistenze, inefficienze e pigrizie granitiche nelle Private e nelle Pubbliche amministrazioni. Questi uomini e queste donne, determinati e generosi, non hanno intenzione di fermarsi alla denuncia, al sostegno della scienza impegnata e dei magistrati solerti che sono stati co- protagonisti di questa battaglia per la vita. Ed è perciò che, anche in occasioni come questa, l’ONA Onlus apre un altro "fronte" di battaglia: la definitiva soluzione territoriale del problema dell'Amianto, contenuto, disperso e occultato attorno a noi. Si tratta di un problema di immense dimensioni. Non solo l'Amianto è contenuto, disperso e occultato in grandissima quantità, ma, rispetto ad altri inquinanti, anche più terribili, è presente gran parte della superficie dello Stato, campagne, acque interne e catturate comprese e non solo in quel 3% del territorio censito come gravemente inquinato da numerosi veleni. Per il solo Amianto censito, presente ancora nei siti ove fu installato e non allontanato (perciò si spera correttamente trattato e inertizzato temporaneamente) si ricordano le battaglie innescate dall'ONA Onlus per singoli “contenitori” : scuole, ospedali, caserme, velivoli, navigli, treni, edifici di pubblica riunione. Qualcosa è stato fatto, ma la soluzione è lontanissima da venire. Conservarlo ancora in situ costa e costerà sempre di più. Allontanarlo significa impiegare nel tubo rotto degli appalti pubblici risorse immense di cui non si dispone. Per l'Amianto accumulato in discarica, contenuto in sacchi appropriati e sigillati, la cernita per il definitivo trattamento può essere possibile, all'interno di piani di mitigazione del rischio e di bonifica del territorio per il suo riuso, liberato dalla concentrazione, seppur controllata, di tutti i micidiali veleni di cui è stata rilevata la presenza. Per tutto quello che è disperso e occultato il problema si pone in tutta la sua drammatica complicazione. Il Dlgs 152/06 e successive disposizioni e integrazioni, seppur recentemente semplificato, pone la necessità di una riflessione metodologica.  Vi leggo, se avrete pazienza, una "situazione" narrata da un autorevole componente della VIII Commissione Ambiente della Camera, On.le Alessandro Bratti (clicca qui per leggere l'intervento dell'On.le Bratti http://www.nonsoloambiente.it/focus-2/490-intervista-all-on-alessandro-bratti-bonifiche-e-terra-dei-fuochi-situazione-e-prospettive).

Ho qui con me anche uno studio recentissimo particolareggiato di Legambiente “BONIFICA DEI SITI INQUINATI: CHIMERA O REALTA’?”

Se avrete la costanza di leggerlo e di sommarne le risultanze all’intervista dell’On. Bratti, vi accorgerete che siamo di fronte a un disastro senza apparenti prospettive di soluzione. Occorre chiedersi: “può una pianificazione e una programmazione tradizionale, quella che discende da leggi e regolamenti Statali e Regionali, affrontare un aggrovigliato intreccio burocratico e tecnico, con complicanze scientifiche e legali, che si presentano alla catena tecnico- burocratica ogni volta che si mette mano ad uno dei 39 SIN e alle altre miglia di ettari inquinati non solo di Amianto?”. Quello che è certo è che, per ammissione stessa degli addetti ai lavori più qualificati e di livello più alto, i risultati non ci sono. Quello che è certo è che il sistema, per quanto lo si voglia “semplificare” in quanto “necessario” iter burocratico, porta troppo spesso in tribunale i protagonisti dell'azione sul territorio. Quello che è certa è la sensazione che si stia svuotando il mare con un cucchiaio. Le risorse limitate, gli organismi pubblici e privati  privi della capacità tecnica progettuale ma impiegati comunque lungo l'iter approvativo e di vigilanza: si riverbera, così, sulle bonifiche tutta la incapacità strutturale del nostro apparato nazionale, pubblico e privato, che è  alla base del fallimento totale del sistema degli appalti e concessioni, compreso il Partenariato, che opprime e rovina  questo Paese boccheggiante, incapace di spendere, anche se in possesso di risorse ancora ingenti, sebbene insufficienti. Eppure una via d'uscita c'è. Germania, Francia, Spagna, e Stai Uniti hanno dimostrato che di fronte a tanta difficoltà e complessità si può opporre un “procedimento olistico”, il più lontano possibile dal modus operandi consolidato nei decenni del “piano nazionale” e/o “regionale” finanziato e attuato lungo le vie accidentate della burocrazia ordinaria e straordinaria. È dimostrato dai fatti e dai tribunali che anche dove si sia tentato di accorciare i tempi, di unificare le responsabilità in capo a “consoli” provvisori, “commissari straordinari”, sempre poco di realizza e sicuramente si finisce in tribunale. Il cane si morde la coda due volte: se lasci più gradini di “controllo dei controllori”, non concludi nulla. Se liberi il cammino da ostacoli di controllo, riduci il tasso di onestà delle operazioni e tutto si ferma in tribunale. Che fare allora? Basta copiare da chi aveva lo stesso tasso di complessità da affrontare e la stessa ruggine negli ingranaggi. Ho illustrato più volte, e non sono stato il solo a farlo, quello che è accaduto in soli dieci anni dal 1989 al 1999, nella intera, immensa valle della Ruhr. Dall'inferno al paradiso con 3,5 miliardi in piccola parte pubblici; 350 milioni l'anno, non solo per bonificare, ma per costruire angolo di mondo dove qualsiasi tedesco vorrebbe vivere, partendo da una fogna a cielo aperto, da un sistema di spesa inutilizzabile, da disperata disoccupazione al 16 %, da conflittualità intergovernativa e interregionale altissima, da degrado sociale e alta corruzione politica e amministrativa. Un territorio immenso con 5,3 milioni di abitanti e 53 città e contrade, con siti importanti come Dortmund a ovest, Duisburg a est, Essen al centro, che nel 2010 è stata addirittura  selezionata come Cultural City of Europe , dopo la “bonifica. Niente male per una ex fogna. Stesso miracolo è accaduto a Pittsburg negli USA, divenuta sede di Google e di un Medical Centre, con decine di migliaia di addetti, poi sede, addirittura, di un di un G20 ( vi ricorda nulla?). La stessa cosa capitata a Metz in Francia e a Bilbao in Spagna. Di se stessi i tedeschi raccontano di aver forzato la loro natura rigorista e di aver abbracciato un METODO OLISTICO al posto del tradizionale Stategic Plan. Un concetto nuovo di strategia aperta, dove il piano impara dai progetti e non viceversa. Un metodo dove l'intero è superiore alla somma delle sue parti. Visione, pragmatismo e leadership al comando. Progetti di altissima qualità prodotti attorno alle potenzialità del territorio e agli assetti possibili. Coraggio nello sperimentare e rischiare che il bello, il nuovo, il difficile e la qualità avrebbero impedito l'intrusione di delinquenti e speculatori senza idee e struttura operativa, evitando anche la presenza di produttori di operazioni  solo finanziarie, senza un contenuto manifatturiero e altamente innovativo. Una mostra di architettura, l’IBA come fulcro culturale NON burocratizzato, al centro della vicenda. Il sostegno sussidiario della Regione Nordrhein-Westfalen che ha” rivoluzionato la Mostra Internazionale di ArchitetturaIBA e la trasformò in una società privata che vedeva nel suo consiglio d’amministrazione importanti esponenti della politica, dell’economia, dei sindacati, e delle associazioni ambientaliste. Il Comitato di coodinamento presieduto dal Ministro dell’Urbanistica, e dei Trasporti e composto dai rappresentanti della Regione, dei Comuni, degli Ordini professionali e da singoli architetti, ingegneri, paesaggisti, artisti e naturalisti. La Ruhr in insegna che coordinare diversità come queste non è né complicato, né costoso; il personale, dipendente dalla S.r.L. IBA, non supera i trenta membri dal momento che comprende un direttore esecutivo e sei direttori scientifici part-time. Se analizzassimo i costi di gestione ci accorgeremmo che in Italia con le discutibili operazioni di bonifica realizzate spendiamo molto di più, senza raggiungere risultati soddisfacenti” (Marescotti per Peacelink in “Quando la volontà collettiva diventa un progetto, 2012). Un sistema che ha lasciato libertà di progetto a un gruppo di esperti entusiasti. Un ente regionale che ha iniziato le operazioni acquistando i terreni più inquinati, che poi ha rivenduto con profitto. Il risveglio di forze culturali ed economiche sopite della regione e anche delle regioni vicine (a sud c'è Düsseldorf, per passare dal concetto di salvaguardia a quello di promozione del paesaggio. Una rivoluzione concettuale e culturale che dissolve ostacoli burocratici, personalismi, interessi illegittimi, che coinvolge solo chi è in grado di esprimere mestiere e professione ai massimi livelli. Questo taglia fuori tutti coloro che sanno solo far finta di fare per lucrare indegnamente e illegittimamente sulle “operazioni” che non saranno mai “progetti”. Direte: ma quelli sono tedeschi! Noi non abbiamo tradizione, né esempi da seguire. Eppure non è così. Il novecento industriale e amministrativo italiano rifulge di esempi luminosi, poco praticati da quella Storia addomesticata, che si studia a tutti i livelli. Ma i documenti ci sono e pure chi li conserva. Don Luigi Sturzo, pro-sindaco di Caltagirone per 20 anni, all'inizio del secolo passato, rivoluzionò i rapporti burocratici tra centro e periferia, liberando forze economiche che a loro volta liberarono e  bonificarono dalla fame il suo territorio e quelli circostanti. Disegnò logisticamente le linee di sviluppo futuro del suo paese e suscitò nuove aggregazioni civili-economiche- finanziarie, alternative alle esistenti (creò Banche popolari, cooperative, Società di mutuo soccorso e di gestione di servizi). Disegnò un futuro ancora possibile della centralità comunale e intercomunale (l’ANCI, l’associazione fra i Comuni che ancora oggi esiste, ma opera con difficoltà) quale punto amministrativo eminente per lo sviluppo del territorio. Coniò il sostantivo “Incivilimento” al posto dello “sviluppo”, quest’ultimo inteso sempre in senso quantitativo, per affermarne l'appartenenza del progresso integrale della persona all'azione delle forze evidenti e in nuce del territorio, lavorando per obiettivi come il bello, l'artistico, il buono, il condiviso, con “la persona al centro”. Tutto il resto è apparso all'orizzonte del possibile come default di quella azione umanistica, così come puntare sull’incivilimento del territorio significa ottenere per default anche il suo risanamento ambientale. La nuova politica, la nuova amministrazione i progetti grandi di incivilimento del Territorio, partono da questi presupposti. I grandi obiettivi di benessere collettivo si raggiungono solo caos: alzare l'asta del salto in alto nella civiltà elimina tutti gli incapaci di buono, bello e, perciò, ricco per tutti. Anche Adriano Olivetti ha bonificato dalla fame interi territori al nord e al sud d'Italia, puntando su “progetti olistici” di una complessità inaudita, ingaggiando e "stregando" i migliori tecnici, inventori, filosofi e anche poeti, che ha coinvolto, tutti, insieme alle popolazioni, nella produzione del benessere collettivo. Profitti, macchine da scrivere, invenzioni singolari come il computer profitti industriali ragguardevoli, vennero fuori per default. Sturzo e Olivetti (come Brunello Cucinelli e molti altri anche oggi) fanno paura da vivi e da morti, proprio come e quanto  terrorizzano e disarticolano con la loro efficienza e creatività  gli apparati pubblici e privati di oggi e di allora, incastrati e divoratori di risorse e ricchezza. Solo la morte ha potuto fermare tanta passione e intelligenza attiva, ma non ha impedito che altri ne raccogliessero il testimone per continuare la battaglia per un mondo migliore. Solo una ferrea, "omicida", diabolica alleanza  trasversale di nemici buoni a nulla, ma capaci di tutto, ha potuto celarne persino la memoria per farci dire : "noi italiani quello che hanno fatto i tedeschi nella Ruhr non lo sapremmo fare!". L'ONA Onlus potrebbe diventare l'IBA per questo territorio, se questo territorio saprà esprimere vitalità e cultura del “saper fare bene il bene”, con un “approccio alternativo alla pianificazione, come raccomanda Karl Ganser, direttore dell’IBA. Solo bonificare non basta, perché non è possibile finanziariamente e burocraticamente, sic stantibus rebus. E non solo perché il veleno che si riesce a togliere è sempre meno di quello che si aggiunge, ma perché il risultato non poggerebbe sulle gambe dello sviluppo e dell’incivilimento, sul bello e sul buono e, quindi, desiderabile, perciò su un valore accresciuto che ripaghi lo sforzo fatto. Parlare di bonifica solamente dall'Amianto, perché l'ONA Onlus solo di Amianto tratta, non è ragionevole. L'amianto convive con altri veleni e un territorio avvelenato anche da altro che non sia amianto è, comunque, un territorio dove non si può e non si deve vivere. Signore e signori, noi siamo al punto di affogare e non possiamo attendere la ciambella di salvataggio “conforme alle norme” e timbrata in ogni sua parte. Non ci dobbiamo far distrarre da offerte di ciambelle cinesi e di contrabbando, di tavolacci fradici che ci farebbero precipitare a fondo. Occorre affrontare i flutti con coraggio e scoprire di saper nuotare e che c'è stato e c'è in questo Paese, nella tempesta assieme a noi, chi sa insegnare rapidamente a nuotare, nascosto finora, per non aver un posto nella scaletta di cartone della burocrazia legislativa e attuativa che ci rovina. Il Centro di Comando e Controllo nella progettazione e nella costruzione olistica non risiede in nessun "vertice". Sta al "centro" e non dispone che di "sapere e saper fare bene". Il centro è il punto più vicino possibile a tutti, a quelli che sanno e sanno fare   e a quelli che non sanno e non sanno fare, ma che saranno comunque coinvolti. Nessuno verrà lasciato indietro, né si potrà sottrarre al fascino del buono, del sano e del bello. Per sé e per i suoi figli.

Grazie della cortese attenzione.

Giampiero Cardillo